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Prof. Giuseppe Nappi

Prof. Giuseppe Nappi

Direttore Scientifico IRCCS Fondazione Casimiro Mondino,
Istituto Neurologico Nazionale
Centro Cefalee di Pavia
Via Mondino 2 – 27100 Pavia

Nella Galleria di immagini raccolte in ARTeCluster è rappresentato in modo esemplare tutto quello che il paziente può provare durante un attacco di Cefalea a Grappolo. Gli artisti in essa esposti sono riusciti a trasferire nelle loro opere non solo le proprie sensazioni dolorose e il disagio vissuto in prima persona, ma anche ciò che sta dietro, intorno o (meglio) alla base degli attacchi di cluster. In diversi dipinti presenti nella Galleria torna la figura di cerchi, spirali, la tematica temporale, insomma, della periodicità e della ciclicità. In qualche caso l’artista diventa neurologo (Zeki 2004), disegnando addirittura l’immagine del tempo … clessidre, orologi, fasi lunari/maree, meridiane solari!

Il paziente in preda ad un attacco di cluster, trovandosi ciclicamente risucchiato al centro di un vortice di dolore estremo, ineluttabile, ha una visione così profonda del fenomeno psicobiologico da trascendere il nucleo di coscienza elementare del segmento di soma dolente (cefalea come metafora).

Gli artisti d’ARTeCluster hanno come avuto un insight fisiopatologico! E’ lo stesso insight disegnato nella mia mente trenta anni fa, formulando l’ipotesi fisiopatologica del discronismo ipotalamico della Cefalea a Grappolo. Dopo aver visitato per più di un decennio migliaia di pazienti al Centro Cefalee dell’Università di Pavia, registrandone in centinaia di casi l’outcome clinico mediante l’uso accurato di Carte-Diario / Calendari (h/24, weekly, mensili, annuali, decennali), all’epoca io sono rimasto colpito da una sottopopolazione di Cefalalgie Autonomiche Trigeminali ipsilateralmente ricorrenti secondo tipici, costanti pattern temporali ad andamento periodico ciclico1.

L’ipotesi del clock ipotalamico fu poi verificata 15 anni dopo, con l’aiuto delle neuroimmagini funzionali (May 1998)2. Io devo fare, perciò, i complimenti agli artisti di questa Galleria per due motivi: non solo hanno saputo, infatti, trasmettere visivamente quello che provano durante gli attacchi, ma sono riusciti anche ad andare oltre la propria condizione di pazienti, collaborando con i ricercatori a meglio comprendere i meccanismi di una patologia che, per quanto per molti versi ancora oscura, sicuramente vede coinvolti i seguenti due aspetti della dimensione spazio-temporale del cervello umano:

  1. la specializzazione di funzioni sensori-motorie a geometria somatotopica bilaterale/simmetrica-sintonica/cranio-podalica;
  2. la gestione armonica del Tempo della Vita dell’Uomo sulla Terra.

In particolare, per quanto riguarda la dimensione temporale degli attacchi dolorosi e delle fasi attive di malattia, probabilmente ci si trova di fronte ad un disordine del controllo ipotalamico della funzione circolare del tempo.

Il tempo circolare è il tempo omeostatico adattativo della natura, comune a tutti gli esseri viventi, che si ripete ritornando sempre da capo (ritmi nictemerali/luce-buio; stagioni dell’anno; equinozi/solstizi; equatore, latitudini/longitudini, Polo Nord ed Antartide).
La struttura del tempo dei pazienti con cluster, invece, da periodica ciclica diventa lineare, irreversibilmente protesa a inseguire qualcosa che prima non c’era … ricerca di novità a tutti i costi, desiderio di un progetto infinito, creatività, ansia d’aspettativa, tormento dell’attesa
Nella Cefalea a Grappolo, insomma, è come se la biografia, le stagioni del Tempo della Vita del paziente spodestassero il primato ipotalamico della gestione ritmica del Tempo Biologico. Nella “bolla temporale” che il cervello dell’Uomo si porta costantemente addietro, a lato della struttura di base del tempo lineare, costituita da sequenze d’impulsi / frequenze che si sviluppano con modalità di ripetizione / continuità, viene ad impiantarsi un secondo modello di processazione del tempo che si presenta nelle modalità d’anticipo di fase / dilazione. Le due strutture possono entrare in conflitto - il conflitto tra l’irreversibile e il reversibile!

Il Big Bang neurologico che qualche millennio dopo la comparsa dell’Emicrania a Babilonia ha portato all’apparizione in letteratura della Cefalea a Grappolo in Europa/USA, secondo il mio Gruppo di Neuroteoretica alla Porta di Elea3, è da collegare, probabilmente, alla rivoluzione antropologica che ha trasformato l’Uomo del Medio Evo, indifferente alla dimensione temporale dell’esistenza, nell’Uomo di Desiderio dei giorni nostri (homme de désir). Sintetizzando, il paziente con cluster si presenta oggi nella mia mente come la Figura di un Uomo che procede portandosi dietro una sua peculiare “bisaccia del tempo”. Al successo di future ricerche, la risposta definitiva alla domanda su come il discronismo adattativo - apparso come “tratto biologico sommerso”, accumulato per overload psicofisico, life style, trigger ambientali, stress ed altri eventi - attraverso processi epigenetici di memoria a lungo termine / memoria autobiografica – possa emergere, ciclicamente, come “stato fenotipico periodico” dei pazienti con cluster. 4 4

1 Headache temporal patterns: toward chronobiological model. Capri Conference May 1983 (Cephalalgia, I suppl.)
2 Chronobiological correlates of headache: three decades after. October 2013, Viana e Nappi, Campania News
3 http://www.neuroteoretica.org/
4 Aspetti cronobiologici in Neuropsichiatria, Il Pensiero Scientifico, Roma, 1983 (Nappi e Martignoni)

The images collected in the exhibition entitled ARTeCluster represent, in an exemplary fashion, all that a cluster headache patient can experience during an attack. The artists, through their work, have managed to convey not only their own pain sensations and the distress they experience first-hand, but also all that lies behind, around or (better still) at the root of their cluster headache attacks. Circles and spirals are recurring shapes in a number of the paintings, denoting the temporal notion of periodicity and cyclicality. In some cases the artist turns neurologist (Zeki 2004), even drawing various images of time … hourglasses, clocks, phases of the moon/tides, sundials! Cluster headache patients in the grip of an attack find themselves cyclically and unavoidably sucked into the centre of a vortex of extreme pain, and their vision of the psychobiological phenomenon is so profound that it allows them to transcend their core consciousness of the painful bodily segment (headache as a metaphor).

The artists contributing to ARTeCluster have, as it were, had a flash of pathophysiological insight! It is the same flash of insight that came into my mind thirty years ago, and led me to formulate my physiopathological hypothesis of the hypothalamic dyschrony in cluster headache. At that time, having over the course of more than a decade seen thousands of patients at the Headache Centre at the University of Pavia, monitoring in hundreds of cases their clinical outcome through carefully kept diary charts / calendars (24 h, weekly, monthly, annual, and decennial), I was struck to observe a subpopulation of trigeminal autonomic cephalalgias which showed typical and constant temporal patterns of ipsilateral recurrence, characterised by a periodic cyclic trend 1.

The hypothalamic clock hypothesis went on to be verified 15 years later, with the help of functional neuroimaging (May 1998)2. I must therefore compliment the artists who have contributed to this exhibition for two reasons: indeed, not only have they succeeded in conveying visually all that they experience during attacks, they have also managed to go beyond their own condition as patients, supporting the efforts of researchers to better understand the mechanisms of a disease that, while still obscure in many ways, undoubtedly involves the following two aspects of the spatiotemporal dimension of the human brain: 1) the specialisation of sensorimotor functions having a bilateral/symmetrical-syntonic/cranio-caudal somatotopic geometry ; 2) the harmonious management of the Time of Man’s Life on Earth. In particular, as regards the temporal dimension of the pain attacks and active phases of the disease, it is likely that what we are faced with is a disorder of the hypothalamic control of the circular function of time.

Circular time is the homeostatic adaptive time of nature, common to all living beings; time which repeats itself over and over, always returning to the same starting point (nycthemeral rhythms / light-dark; the seasons of the year; equinoxes / solstices; the equator, latitudes / longitudes, the North Pole and the Antarctic).

The structure of time for patients with cluster headache, on the other hand, is no longer periodic-cyclic, but rather linear, stretching out irreversibly in pursuit of something that was not there before … the quest for novelty at all costs, the desire for an infinite project, creativity, expectation anxiety, the torment of waiting …

Basically, in cluster headache, it is as though the hypothalamus, or supreme regulator of the rhythmic management of Biological Time, is overthrown by the patient’s own life story – by the seasons of his lifetime (biography).

In the “time bubble” constantly carried around by the human brain, alongside the basic structure of linear time, consisting of sequences of impulses / frequencies that develop according to modalities of repetition / continuity / synchrony, there implants itself a second model of time processing, characterised instead by phase advance / phase delay / dyschronic modalities. These two structures may enter into conflict with each other – the conflict between the irreversible and the reversible!

The neurological Big Bang that, a few thousand years after the appearance of migraine in Babylon/Athens, led cluster headache to make its first appearance in European/USA literature, can according to “At Elea’s Door” (Alla Porta di Elea), my Neurotheory Research Group3, probably be linked to the anthropological revolution that turned medieval Man, oblivious to the temporal dimension, into today’s Man of Desire (homme de désir).

In short, today, in my mind, the patient with cluster headache appears as the Figure of a Man who travels through life carrying with him his own particular “time haversack”. The aim of future research is to succeed in answering, definitively, the question of how adaptive dyschronism – appearing as a latent biological trait, acquired as a result of mental / physical overload /stress / lifestyle, environmental factors and trigger events – might emerge, cyclically, through epigenetic processes of long-term memory / autobiographical memory, as the periodic phenotypic state of patients with cluster headache. 4

1 Headache temporal patterns: toward chronobiological model. Capri Conference May 1983 (Cephalalgia, I suppl.)
2 Chronobiological correlates of headache: three decades after. October 2013, Viana e Nappi, Campania News
3 http://www.neuroteoretica.org/
4 Aspetti cronobiologici in Neuropsichiatria, Il Pensiero Scientifico, Roma, 1983 (Nappi e Martignoni)

"Canzone per Claudio”
©Giuseppe Capobianco

My Cluster Headache
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Thanks to Christophe Delage